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Quello a Moniga del Garda è stato un fine settimana dedicato ai vini Rosati e Rosè, non solo espressione di un "Italia in Rosa" segnata anche dal gemellaggio vinoso dedicato ai vini Rosati francesi presentati da Gilles Masson e che fanno parte della A.O.C. Bandol. 
Ah se potessi raccontare a Giuseppe Casagrande, come me patito per questa tipologia di vini dello splendore di questi rosati, dei colori e dei profumi che hanno invaso Villa Bertanzi durante le degustazioni. 

Per non parlare di tutte le etichette di Rosati che hanno accompagnato l'abbinamento con il Coregone all'Olio, piatto che vuole tornare a rappresentare Moniga del Garda, per l'occasione presentato da Carlos McAdden, giornalista e collaboratore del Corriere della Sera per l'edizione di Brescia e cucinato dallo Chef Saulo Della Valle, del Ristorante l'Osteria Suer e Garbino, in onore ai due venti che soffiano sul Garda. Piatto che troverete in tutti i Ristoranti di Moniga del Garda che hanno aderito all'iniziativa, e che dovranno attenersi al disciplinare di preparazione.

E poi il Vincitore del Trodeo Molmenti, dedicato al Chiaretto più piacevole, quello della Cantina Malavasi di Pozzolengo. Naturalmente i complimenti a Sante Bonomo direttore del Consorzio Valtènesi, che come sempre ha sottolineato l'importanza di una manifestazione a Moniga del Garda, dedicata ai vini Rosati Italiani e Francesi, arrivata alla sua Sesta Edizione.
Vini che ogni anno si affinano nei profumi, valorizzando il vitigno dal quale provengono, e sono stati davvero molti quelli che mi hanno lasciato una piacevole suggestione, quindi i complimenti ai Produttori agli organizzatori e come sempre... In Alto i Calici !





Italia in Rosa, un ponte tra Francia e Valtènesi

Italia in Rosa 2013 si è chiusa all’insegna di un nuovo, grande successo. Da Gilles Masson, direttore del Centre du Rosè, ospite del convegno internazionale di sabato 8, un invito: “Collaboriamo insieme per dare piena dignità ai vini rosati”. Alla cantina Malavasi di Pozzolengo il Trofeo Pompeo Molmenti 2013 per il Chiaretto più piacevole.

La VI edizione di “Italia in Rosa” ha chiuso i battenti all’insegna di un nuovo successo: tantissimi gli appassionati del “drink pink” che fin da venerdì 7 giugno sono arrivati a Moniga del Garda per partecipare al grande festival del “bere rosa”, aperto ufficialmente alla presenza dell’assessore all’agricoltura di Regione Lombardia Gianni Fava e dell’assessore al turismo della Provincia di Brescia Silvia Razzi. Favoriti da condizioni climatiche favorevoli, perlomeno per le prime due giornate, i visitatori hanno affollato i giardini seicenteschi di Villa Bertanzi, abbandonandosi piacevolmente alla degustazione delle 143 etichette presenti in fiera, presentate da un centinaio di cantine provenienti da tutta Italia ed anche da Oltralpe: anche quest’anno infatti la rassegna gardesana ha voluto gettare un ponte con la Francia, ospitando la denominazione del Bandol nonché un “luminare” dei rosati come Gilles Masson, direttore del Centre du Rosè di Vidauban in Provenza, protagonista di primo piano del convegno “Tutti i colori del rosa” andato in scena nel pomeriggio di sabato.
“Manifestazioni come Italia in Rosa rappresentano fondamentali occasioni di confronto tra operatori che collaborano insieme per portare i rosè nella corte dei grandi vini del mondo – ha spiegato Masson, invitando esplicitamente il Consorzio Valtènesi ad una collaborazione a tutto campo -. La Valtènesi ha tutte le carte in regola, dalla storia al microclima ad una varietà tipica ed autoctona, che possono contribuire a costruire una storia di grande successo. Anche qui si è lavorato del resto per affermare l’idea che il rosato non è un prodotto artefatto ma un vino da raccontare, con una sua precisa specificità e storicità”.
“Il lavoro che stiamo facendo inconsciamente non è stato che il recupero di una tradizione che era già presente sul territorio – ha dichiarato il presidente del Consorzio Valtènesi Sante Bonomo -. Ci siamo semplicemente riappropriati della nostra natura valorizzando le nostre peculiarità, e vogliamo continuare ad operare in questo senso nell’ottica di una collaborazione internazionale che avrà in Italia in Rosa la sua vetrina più importante. In particolare il confronto con Il Bandol si è rivelato particolarmente utile a confrontare il percorso di una denominazione francese che è per la Provenza, quello che La Valtènesi è per il Garda”.
All’insegna della più autentica territorialità anche il connubio enogastronomico ufficializzato dai ristoranti di Moniga grazie al Coregone all’Olio, piatto tipico lanciato in occasione della manifestazione che verrà proposto in carta da tutti i locali del paese abbinato naturalmente al Valtènesi Chiaretto.
Fra i momenti da evidenziare anche la premiazione del Trofeo Pompeo Molmenti al Chiaretto più piacevole dell’annata 2012, assegnato quest’anno dai sommelier dell’Ais e conquistato dall’azienda Malavasi di Pozzolengo: in finale, a poca distanza dal vincitore, sono arrivati anche i Chiaretti di Provenza (Desenzano), Civielle di Moniga, L’Ulif di Polpenazze, Selva Capuzza di San Martino della Battaglia ed Avanzi di Manerba.
Soddisfatto il presidente della manifestazione Luigi Alberti. “Abbiamo fatto il nostro meglio per dimostrare che anche in tempi difficili la crisi non va subita ma aggredita – ha spiegato -. La risposta del pubblico è stata la miglior ricompensa per i nostri sforzi e per quelli dei tanti volontari che si sono prodigati per la riuscita della manifestazione”.

















Apulia Wine Identity 2012

Già la scorsa settimana siamo riusciti a portarvi qualche notizia da questo evento giunto alla sua seconda edizione, Apulia Wine Identity che vede i grandi rossi pugliesi quali Negroamaro, Primitivo e Nero di Troia al centro dell’attenzione per un’intera settimana, conosciuti, degustati, e messi sotto una lente d’ingrandimento per valutarne i progressi, la qualità e la beva En Primeure.


Hanno partecipato giornalisti internazionali , come Subhash Arora da Nuova Delhi, e poi dal Belgio, dal Brasile, e ancora Seven Tang dalla Cina, e Asa Johansson della Svezia, fino alla Corea. Dal Giappone, da Hong Kong come Ronny Lau, e poi Luigi Salvo, Roberto Gatti e Giuseppe Casagrande, Nino Aiello del Gambero Rosso, insieme a Marco Sabellico sempre Gambero Rosso che oltre tutto ha coordinato gli interventi nei vari talk show,  insomma ovunque sul globo parleranno di questi grandi vini, che hanno sfilato come star coccolati dai loro produttori,  e presentati prima in cantina e poi nel Complesso Monumentale di Santa Chiara, il museo storico da poco ristrutturato, proprio nel centro della città di Lecce, e poi ancora in Anfiteatro, un anfiteatro Romano ancora in perfette condizioni.

Quest’anno ancora  più caratterizzata con la presenza di venti chef pugliesi che ci hanno svelato il territorio, e le delizie del palato presentando nella loro versione i classici piatti tipici di Puglia. Ma tornando ai vini, il livello qualitativo della vendemmia 2011 è sicuramente alto, al punto che nella valutazione finale, abbiamo avuto soltanto qualche centesimo di differenza tra le diverse tipologie di vini, quest’anno infatti il Negroamaro ha raggiunto i 86 centesimi, il Nero di Troia 85,5  ed il Primitivo 86,5 centesimi.

Ancora due notizie quasi in anteprima, che il Presidente del consorzio Apulia Best Wine Luigi Rubino ha voluto svelarci, dall’anno prossimo infatti, all’interno di Apulia Wine Identity troveremo anche i rosati, che quest’anno hanno già avuto una bella presentazione, sui banchi infatti sono stati presentati 21 rosati davvero interessanti, troveremo poi anche i vini bianchi ma soprattutto un occhio di riguardo a tutti i vitigni autoctoni, come il Susumaniello, l’Ottaviello, il Verdeca, ed il Minutolo.

...In Alto i Calici










APULIA WINE IDENTITY 2011



Il  Concorso che ha visto in campo il Nero di Troia, il Primitivo e il Negroamaro.
Questo non limita la possibilità di raccontarvi anche della tenacia dei produttori, della cucina pugliese, e delle bellezze che ho trovato nelle città visitate come Brindisi, o Trani  ma anche Barletta, città che ancora ci raccontano di tempi gloriosi che videro il poeta Virgilio proprio a Brindisi in un palazzo di fronte al porto. Ricchezza, di percorsi  romani, di strade e terme venute alla luce duranti gli ultimi scavi.

 E’ stata sicuramente una delle eno-escursioni più curate, questa in terra di Puglia e davvero voglio complimentarmi con l’organizzazione “Gran Via” e tutto lo staff, oltre al Consorzio Puglia Best Wine di cui Luigi Rubino ne è il Presidente, per aver creato unimportante appuntamento denominato APULIA WINE IDENTITY.


Tutto intorno vini, giornalisti italiani e internazionali ed un partner tecnico come il Gambero Rosso nella persona di Marco Sabellico. Durante il concorso abbiamo avuto la possibilità di esprimere il giudizio sull’annata 2010 En Primeur di questi tre grandi vitigni.

Accanto 5 differenti eno-tour in 5 zone storiche della viticoltura pugliese, per dare la più ampia panoramica ai giornalisti intervenuti, come Giuseppe Casagrande, Paolo Ianna, Roberto Gatti ed il sottoscritto, ma anche Tim Atkin, o Vasily Raskov firma di Simple Wine News, una della riviste enogastronomiche più titolate in Russia ma anche dall’India, come Subhas Arora autentica istituzione tra i giornalisti enologici a Nuova Deli.
Ma parliamo dei vini diciamo subito che domenica alla conclusione del Concorso il Primitivo ha visto la preferenza dei molti anche se proprio appena sotto c’era il Nero di Troia ed al gradino accanto il Negroamaro.   Il Primitivo, vino precoce, perché matura presto. Nel 1967 si scopre che il Primitivo ha un fratello gemello in America, chiamato Zinfandel, nella zona di Santa Cruz. Il vitigno non è stato portato dai
greci come si presumeva ma proviene dalla regione del Danubio o quella del Reno.Le zone migliori di coltivazione del Primitivo sono: Gioia del Colle, nella Murgia a 350/400 metri SLM poi Taranto nella Manduria e nella zona dello Ionio e il Salento, anche qui a pochi metri dal mare,

proprio nel Salento i venti e le terre rosse, danno un’ottima  Vitalità al Primitivo.


Si diceva terre rosse, o sabbiose, calcare,  che danno struttura, eleganza e finezza oltre al fatto che il mare regala una grande escursione termica, quindi giornate calde e notti fresche. Quando si parla di Primitivo si parla di maturazione  anticipata, un vitigno che resiste al caldo, uve che danno molto colore, con tannini morbidi e mai aggressivi, per ottenere rossi secchi e vini dolci, da uve in leggera sovra-maturazione, il Primitivo è un vino immediato, dove primeggiano frutti rossi, Mirtillo Ciliegia Mora, e poi Tabacco e Liquirizia.  E’ stata introdotta la barrique leggera, perché il Primitivo ha di suo tannini piacevoli, e poi ci sono i diversi stili, dove i tradizionalisti dicono no a barrique e si a botti grandi. C’è anche da dire che spesso le vigne hanno più di 40 anni e che il vino, anche se con un volume alcolemico tra i 14 e i 17 gradi,  è  sempre equilibrato. Qui voglio mettere in evidenza alcune cantine che mi hanno sorpreso per la qualità di loro vini come  “Il Sonetto” creato da Leonardo Pinto l’enologo, per il Consorzio Produttori Vini di Manduria,  oppure l’incontro con il vino di Gianfranco Fino, l’ES 2009 che sta facendo incetta di premi e medaglie sulle guide italiane di settore, e già che ci sono saluto anche Simona, la moglie che insieme a Gianfranco è l’altra metà dell’ES 2009, insieme anche per portare avanti un progetto dove viene lasciata da parte la chimica per proseguire in un percorso di uve trattate biologicamente.








Il Nero di Troia, vitigno in evoluzione costante, ha dei sinonimi come Somarello e ancora Uva di Barletta, è un vitigno longevo, le sue aree di produzione sono San Severo, Cerignola e Barletta ma anche zone a nord di Bari. Pensando a come è stato dato il nome a questo vitigno, preferiamo ricordare la leggenda in cui i Greci portarono le Barbatelle in Puglia e li si svilupparono benissimo…
Le condizioni climatiche sono ottimali in queste zone per i vitigni a bacca rossa e proprio il Nero Di Troia da vita a vini complessi con una buona acidità ma non troppo sottolineata, importante ad esempio il Puer Apulie, il "Figlio della Puglia", dell’Azienda Rivera nell’occasione abbiamo degustato il 2007 o ancora il Rascitano Nero di Troia, vino complesso e piacevole nella sua armonia. Abbiamo degustato anche il Terranera Riserva 2006 rappresentativo della zona centro nord della Puglia senza dimenticarci del Vigna Pedale 2008 di Torrevento, a Castel del Monte un vino caldo, morbido ma soprattutto elegante.
Apulia Wine Identity, per scoprire le eccellenze di Puglia e negli occhi il ricordo del colore rosso intenso dei vini degustati come il Negromaro, storico vitigno Pugliese utilizzato in purezza, ma anche per i blend impetuosi che abbiamo trovato in degustazione. Sicuramente il vino che ho preferito per la sua eleganza e morbidezza, in quei vini, affinati in botti grandi con un passaggio leggero in barrique.Il Negroamaro famoso anche per dare eccezionali rosati per cui la Puglia è sicuramente conosciuta, vini floreali e fruttati, eleganti e freschi, in bocca si distinguono per la persistenza e la delicata sapidità, di sicuro più immediati come è nella natura dei rosati.

Durante le degustazioni abbiamo trovato in purezza il Nagroamaro dell’Azienda Vallone, il Graticciaia 2006 proprio Donato Lazzari ci ha lascito con la bocca spalancata descrivendoci il suo vino, e le parole non bastavano per raccontare della sua grandezza, un vino polposo, che ci raccontava dell’uva magnifica di questo Negroamaro. Ma sicuramente un altro Negroamaro che ci ha lasciati un piacevole ricordo è stato quello dell’Azienda Candido a San Donaci, ci raccontava Alessandro Candido di un vino 50% Negroamaro e 50% Primitivo del Salento, il Cassiorione 2006 un’esplosione di sensazioni, per un vino di 14° con una permanenza in barrique di 8 mesi ed un numero limitato di bottiglie soltanto 10.500. Qui dobbiamo ringraziare anche Francesca Mancarella per la professionalità con cui ha presentato i vini dell’Azienda tra cui ricordo “I Satiri” un altro Negroamaro in purezza.
Archiviamo questa prima edizione di Apulia Wine Identity con un segno positivo per l’impegno che ha coinvolto i produttori e per la qualità raggiunta dai loro vini, sottolineando la professionalità di persone come Andrea Terenghi e Ferdinando Calaciura che insieme a tutti i loro collaboratori possono essere sicuri dell’ottima riuscita della manifestazione.

A mia volta ringrazio tutti gli amici produttori, con gli occhi di chi per la prima volta scopriva un territorio speciale in ogni sua forma.

Alla prossima e come sempre… In Alto i Calici !